Capalbio

Patria di briganti e di cinghiali, da qui la vista abbraccia la Maremma intera e scendendo alla pianura, oltre le profumate pinete, si scorge d’improvviso il mare scintillante. La cittadina, ai confini sud della Toscana, si erge sopra un colle boscoso e rigoglioso della tipica macchia maremmana. Anticamente fu castello delle Tre Fontane di Roma (VIII sec.) e nel periodo medioevale fu di proprietà della famiglia degli Aldobrandeschi; passò, poi, ai Conti Orsini e nel 1416 fu annessa alla Repubblica Senese. Successivamente il territorio fu assegnato a Cosimo dei Medici e iniziò una lenta e inesorabile decadenza demografica ed economica. Il passaggio successivo ai Lorena segnò il paese per la perdita dell’autonomia e per la grande disgregazione sociale che ne conseguì. Questa situazione dette vita alla piaga del banditismo che terrorizzò la Maremma per moltissimi anni. La tradizione narra, infatti, che a Capalbio abbia trascorso la maggior parte della sua latitanza Tiburzi, il più famoso brigante maremmano, le cui imprese divennero così leggendarie da essere a tutt’oggi ricordate.

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